C’è molta confusione dietro il termine Pashmina. Forse, più che confusione, possiamo dire che sono poche le persone che sanno esattamente di cosa si tratti.  Se pensate che una Pashmina sia una sciarpa rettangolare, piuttosto grande, sottile, con delle frange ai bordi…non è propriamente così. La pashmina è un tessuto, così come sono tessuti la lana, la seta, il cashmere e altri.

Il suo nome viene da un termine utilizzato nell’antica Persia,  “pashm” che può essere tradotto come “fibra adatta alla tessitura”. Possiamo dire che sia il tessuto per eccellenza, tanto da dare il nome ad un capo che per tradizione ne è composto.

Quando diciamo, quindi, “una pashmina” stiamo parlando di una sciarpa composta dal tessuto pashmina (ma si possono realizzare anche maglioni, mantelle e altro in pashmina). Nel nostro gergo, invece, questo termine viene utilizzato quasi come sinonimo di “sciarpa” creando confusione perché il cliente non ha ben chiaro cosa stia chiedendo, con maggiore possibilità di essere raggirato nell’acquisto di un prodotto scadente o che comunque non vale il prezzo pagato, specialmente quando si trova all’estero.

Da dove si ricava la pashmina? Nella catena montuosa dell’Himalaya ci sono delle montagne che arrivano ad altezze di più di 10000 metri. Le capre che vivono in queste regioni per sopravvivere alle temperature gelide devono sviluppare un pelo necessariamente più fitto e soffice rispetto alle capre che vivono ad altezze meno eccessive e da cui si ricava il cashmere. Questo tipo di pelo, proprio per la sua sottigliezza, è difficile da tosare e deve essere raccolto pettinando a mano le capre più giovani, normalmente sulla schiena, sulla pancia e sotto il mento. Si tratta quindi di tessuto piuttosto raro e molto pregiato (tenete presente che quando si parla di “pashmina di bassa qualità” si intende un “100% cashmere”!)  e che richiede necessariamente la mano dell’uomo. Le nostre pashmine vengono da India e Nepal ma in commercio ne se possono trovare anche di paesi come Cina e Mongolia.

Se trovo una sciarpa con l’etichetta “Pashmina” posso fidarmi? Assolutamente no. I produttori di sciarpe sanno benissimo che in occidente non abbiamo idea di cosa sia una pashmina ma che allo stesso tempo è un termine molto diffuso e giocano sul fatto che per noi pashmina equivale a sciarpa. Spesso l’etichetta 100% pashmina, nei mercati, nei bazar, viene applicata a sciarpe in viscosa con un valore commerciale di pochi euro o applicata a sciarpe in lana o addirittura a misti sintetici o, ancora, a tessuti a cui vengono addizionati prodotti chimici per rendere artificialmente la sensazione di morbidezza. Quello di cui potete essere certi è che le nostre etichette sono veritiere e sono il frutto di anni di esperienza, di viaggi, di controlli accurati sia delle aziende che dei tessuti. Siamo infatti molto orgogliosi della qualità di pashmina che siamo riusciti ad offrire ai nostri clienti.

Un tessuto così pregiato è difficile da mantenere? No, basta solo seguire pochi accorgimenti. Con pashmina e cashmere parliamo di tessuti vivi, che diventano addirittura più morbidi nel tempo. Noi li sigilliamo accuratamente perché dobbiamo spedirli ma una volta tolti dagli involucri, lasciate che le fibre inglobino aria. Quando le riponete nei cassetti o sugli scaffali, piegatele senza schiacciarle troppo e di tanto in tanto, lasciatele riposare, non strapazzatele usandole tutti i giorno dell’anno.  

Sebbene nei nostri cartellini suggeriamo sempre il lavaggio a secco, sappiate che la pashmina, così come il cashmere, possono anche essere lavati con acqua ma bisogna avere delle accortezze perché il rischio che il capo infeltrisca può essere elevato. Inoltre, anche l’asciugatura ha degli accorgimenti precisi. Troverete informazioni più dettagliate per la cura dei capi nell’articolo dedicato. Tenete comunque presente che una sciarpa è un capo che di solito viene rinfrescato a fine stagione,  quindi possiamo anche concederci un lavaggio a secco annuale, per mantenere il capo inalterato nel tempo.

Quando e se si formano, rimuovere i pallini con una forbicetta, un rasoio o un pettine apposito. Al contrario di quanto si pensa, sono proprio le fibre vive e naturali a creare pallini, che sono soltanto il frutto delle continue abrasioni sul collo, sul mento e sui vestiti e non hanno niente a che vedere con l’effetto “a pallini” dei capi infeltriti.